🎯 Punti Chiave di Questa Guida
- La formula è fissata dall'art. 2120 c. 4 del codice civile: 1,5% in misura fissa + 75% della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), riferito al mese di dicembre
- La rivalutazione si applica al TFR maturato fino al 31 dicembre dell'anno precedente — non al TFR maturato durante l'anno in corso, che entra nel calcolo dell'anno successivo
- Sulla rivalutazione annuale grava una tassazione del 17% (imposta sostitutiva) versata in due rate: 90% in acconto a dicembre dell'anno in corso, 10% a saldo entro il 16 febbraio dell'anno successivo
- L'indice ISTAT FOI di dicembre 2025 (riferimento per la rivalutazione 2026 sui montanti al 31/12/2025) è stato pubblicato a gennaio 2026: la rivalutazione netta media 2026 si è collocata intorno al 2,1-2,3%, contro circa 4,8% del 2024 e 7,1% del 2023
- La quota di TFR destinata a un fondo pensione non segue il meccanismo dell'art. 2120 c.c.: viene rivalutata in base al rendimento finanziario del comparto di destinazione (può essere superiore o inferiore alla rivalutazione legale)
- Le aziende con almeno 50 dipendenti versano il TFR al Fondo Tesoreria INPS: la rivalutazione resta calcolata con la formula ISTAT, ma è l'INPS a "pagarla" alla cessazione del rapporto
Ogni 31 dicembre il fondo TFR maturato fino all'anno precedente si rivaluta del 1,5% fisso più il 75% della variazione dell'indice ISTAT FOI (prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati). Sulla rivalutazione lorda grava una imposta sostitutiva del 17%. Tutto è regolato dall'art. 2120 comma 4 del codice civile.
La formula dell'art. 2120 c.c.
Il quarto comma dell'articolo 2120 c.c. recita testualmente: "Il trattamento di cui al precedente comma, con esclusione della quota maturata nell'anno, è incrementato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, con applicazione di un tasso costituito dall'1,5 per cento in misura fissa e dal 75 per cento dell'aumento dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, accertato dall'ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell'anno precedente".
Tradotto in formula:
R = 1,5% + (0,75 × ΔISTAT FOI)
dove ΔISTAT FOI è la variazione percentuale dell'indice ISTAT FOI di dicembre n rispetto a dicembre n-1.
Esempio numerico
Supponiamo un fondo TFR di €18.500 al 31/12/2024. Nel 2025 l'indice ISTAT FOI di dicembre è stato 121,4 contro 120,2 di dicembre 2024 (variazione +1,0%). Calcolo della rivalutazione 2025 (applicata al 31/12/2025):
- Quota fissa: 18.500 × 1,5% = €277,50
- Quota variabile: 18.500 × (0,75 × 1,0%) = 18.500 × 0,75% = €138,75
- Rivalutazione lorda: 277,50 + 138,75 = €416,25
- Imposta sostitutiva 17%: 416,25 × 17% = €70,76
- Rivalutazione netta accreditata al fondo: 416,25 − 70,76 = €345,49
Il fondo TFR al 31/12/2025 diventa quindi: 18.500 + 345,49 = €18.845,49, prima dell'aggiunta della quota maturata nel 2025 (1/13,5 della retribuzione, di cui parleremo a breve).
La "quota dell'anno": perché non si rivaluta subito
L'articolo dice "con esclusione della quota maturata nell'anno": questo significa che il TFR accantonato nei dodici mesi correnti non viene rivalutato al 31 dicembre dello stesso anno. Entra a far parte del fondo solo a partire dal 1° gennaio successivo, quando si "cristallizza" come "TFR pregresso" e diventa base imponibile per la rivalutazione dell'anno successivo.
Ne consegue che sul prospetto annuale del TFR vedi sempre quattro colonne distinte:
| Voce | Significato |
|---|---|
| TFR pregresso al 1/1 | Fondo TFR all'inizio dell'anno (rivalutato fino al 31/12 precedente) |
| Quota TFR anno | Accantonamento dell'anno corrente, calcolato come retribuzione utile / 13,5 |
| Rivalutazione lorda anno | Calcolata sul TFR pregresso al 31/12 precedente con il coefficiente annuale |
| Imposta sostitutiva 17% | Trattenuta a riduzione della rivalutazione |
L'indice ISTAT FOI: cosa misura davvero
L'indice FOI (Famiglie di Operai e Impiegati) è uno dei tre indici dei prezzi al consumo prodotti dall'ISTAT, accanto al NIC (intera collettività) e all'IPCA (armonizzato europeo). Misura la variazione di prezzo di un paniere di beni e servizi acquistati dalle famiglie di operai e impiegati con riferimento allo stesso paniere nell'anno base (attualmente 2015 = 100).
Il legislatore ha scelto il FOI proprio perché rappresenta meglio il potere d'acquisto del lavoratore dipendente medio. La variazione che conta per la rivalutazione TFR è sempre quella dicembre su dicembre: l'indice di dicembre 2025 confrontato con dicembre 2024.
L'ISTAT pubblica diversi tassi di inflazione: media annua, dicembre su dicembre, FOI con tabacchi, FOI senza tabacchi, NIC. La rivalutazione TFR usa FOI senza tabacchi, dicembre su dicembre. Confondere gli indici è uno degli errori più comuni quando si verifica un prospetto.
Le rivalutazioni recenti: numeri concreti
| Anno | ΔFOI dic/dic | Coefficiente lordo | Coefficiente netto (post 17%) |
|---|---|---|---|
| 2020 | −0,3% | 1,5% (azzerato il negativo) | 1,245% |
| 2021 | +3,9% | 4,425% | 3,673% |
| 2022 | +11,6% | 10,2% | 8,466% |
| 2023 | +5,4% | 5,55% | 4,607% |
| 2024 | +1,3% | 2,475% | 2,054% |
| 2025 | +1,0% | 2,25% | 1,868% |
Il triennio 2022-2023 ha rappresentato un picco eccezionale: chi aveva un fondo TFR di €30.000 nel 2021 ha visto rivalutazioni nominali nette superiori al 13% in due anni, recuperando — almeno parzialmente — l'erosione del potere d'acquisto. Dal 2024 i coefficienti sono tornati su valori più contenuti.
L'imposta sostitutiva del 17%
L'imposta sostitutiva è stata introdotta dall'art. 11 c. 4 D.Lgs. 47/2000 all'aliquota dell'11%, poi elevata all'11% per il 2014 e al 17% dal 1° gennaio 2015 con la L. 190/2014 (Legge di Stabilità 2015). Funziona così:
- Acconto: il datore di lavoro versa entro il 16 dicembre il 90% di un'imposta calcolata sulla rivalutazione presunta dell'anno (la legge consente due metodi alternativi: storico, basato sulla rivalutazione dell'anno precedente, e previsionale, basato sull'indice ISTAT del mese di novembre);
- Saldo: entro il 16 febbraio dell'anno successivo, una volta pubblicato l'indice ISTAT di dicembre, il datore calcola l'imposta definitiva e versa la differenza (saldo positivo) o compensa (saldo negativo) in F24.
L'imposta riduce il fondo TFR (non lo stipendio): se la rivalutazione lorda è €416, il fondo si incrementa solo di €345 e i restanti €71 vanno all'erario.
TFR conferito al fondo pensione: regole diverse
Quando il TFR è destinato a un fondo pensione complementare (negoziale o aperto), la rivalutazione legale dell'art. 2120 c.c. non si applica più: il TFR partecipa al rendimento finanziario del comparto scelto (azionario, bilanciato, garantito, monetario). Il rendimento può essere superiore alla rivalutazione legale (negli anni "buoni" dei mercati) o inferiore (negli anni di calo o nei comparti monetari a bassissimo rischio).
Sui rendimenti del fondo pensione si applica una tassazione del 20% (12,5% sulla quota investita in titoli pubblici): è leggermente superiore al 17% del TFR aziendale ma la base è generalmente più alta nei lunghi orizzonti, perché la capitalizzazione composta sui mercati finanziari batte di norma l'1,5% + 75% inflazione.
Aziende con 50+ dipendenti: il Fondo Tesoreria INPS
Le aziende con almeno 50 dipendenti che non hanno conferito il TFR a un fondo pensione devono versarlo mensilmente al Fondo Tesoreria INPS (istituito dalla L. 296/2006, Finanziaria 2007). Il fondo TFR resta giuridicamente del lavoratore, ma è "custodito" dall'INPS.
La rivalutazione segue la stessa formula dell'art. 2120: 1,5% + 75% ISTAT, con imposta sostitutiva del 17%. La differenza pratica è che alla cessazione del rapporto il TFR viene liquidato dall'INPS, non dal datore di lavoro. Il datore versa solo le quote maturate negli ultimi mesi non ancora trasferite al Fondo. Per il lavoratore, in caso di insolvenza dell'azienda, c'è una protezione aggiuntiva: il TFR già versato al Fondo Tesoreria è al sicuro indipendentemente dal fallimento del datore.
Come leggere il prospetto annuale TFR
Ogni anno il datore di lavoro deve fornire al lavoratore un prospetto del TFR con il dettaglio dei calcoli. Le voci da controllare:
- Saldo iniziale al 1° gennaio: deve coincidere con il saldo finale dell'anno precedente (al netto di anticipi);
- Rivalutazione lorda: pari al saldo iniziale × coefficiente annuale (verifica i decimali);
- Imposta sostitutiva 17%: pari alla rivalutazione lorda × 17%;
- Quota maturata anno: pari alla retribuzione utile annua / 13,5 (la "tredicesima e mezzo" del TFR, escluse alcune voci come le indennità di trasferta documentate);
- Saldo finale al 31 dicembre: somma di saldo iniziale + rivalutazione netta + quota anno.
Se uno dei numeri non torna, chiedi al consulente del lavoro o al CAF di rifare i conti: gli errori sono rari ma esistono, e sul lungo periodo cifre sbagliate per qualche euro all'anno diventano significative.
Punti chiave da ricordare
- Formula: 1,5% + 75% ΔISTAT FOI, sul TFR maturato fino al 31/12 dell'anno precedente;
- L'imposta sostitutiva del 17% erode circa un sesto della rivalutazione lorda;
- In caso di deflazione, la rivalutazione resta all'1,5% fisso (mai negativa);
- Gli anticipi TFR escono dal montante e non si rivalutano più dalla data di erogazione;
- Il TFR conferito a fondo pensione segue il rendimento finanziario, non la formula legale;
- Aziende con ≥50 dipendenti senza fondo pensione versano al Fondo Tesoreria INPS con stessa formula di rivalutazione.
La rivalutazione TFR non è un meccanismo "miracoloso" — il 1,5% fisso è una soglia bassa rispetto alle aspettative di rendimento di lungo periodo dei mercati finanziari — ma è certa e protetta. Per chi ha avversione al rischio, lasciare il TFR in azienda significa accettare quella protezione nominale; per chi ha orizzonte lungo, il fondo pensione spesso garantisce di più. La scelta non è banale ed è una di quelle che andrebbero rivalutate periodicamente.
❓ Domande Frequenti
No. La quota di TFR maturata nell'anno in corso non si rivaluta nello stesso anno: confluisce nel "fondo TFR" al 31 dicembre e inizia a rivalutarsi dall'anno successivo. Per questo motivo, sul prospetto TFR vedi sempre due colonne: "TFR maturato anno" (non rivalutato) e "TFR pregresso" (oggetto di rivalutazione).
È l'imposta sostitutiva del 17% sulla rivalutazione TFR, introdotta dall'art. 11 D.Lgs. 47/2000 e portata al 17% dalla L. 190/2014. Il datore di lavoro la trattiene in due tranche: il 90% come acconto entro il 16 dicembre (calcolato sulla rivalutazione presunta dell'anno) e il 10% a saldo entro il 16 febbraio dell'anno successivo (sulla rivalutazione effettiva, una volta pubblicato l'indice ISTAT di dicembre). La trattenuta riduce il fondo TFR netto, non lo stipendio.
In caso di variazione ISTAT FOI negativa, la quota variabile non scende sotto zero ai fini del calcolo: si azzera e si applica solo il 1,5% fisso. Questa lettura è confermata dalla circolare ministeriale del Lavoro del 1996 e dalla giurisprudenza della Cassazione: la rivalutazione TFR ha sempre un "pavimento" pari all'1,5%, anche con inflazione negativa.
Gli anticipi TFR riducono il fondo TFR ma non si rivalutano più dopo la data di erogazione. L'art. 2120 c. 6 prevede che l'anticipo "incida sul TFR maturato fino a quel momento" e che la rivalutazione successiva si applichi solo al fondo TFR al netto degli anticipi. In pratica, se hai chiesto un anticipo del 70% nel 2018, da quell'anno la rivalutazione si calcola solo sul 30% rimasto in azienda.
No. La rivalutazione dell'art. 2120 c. 4 è una norma inderogabile: nessun contratto individuale o collettivo può prevedere una rivalutazione inferiore. Può però prevederla superiore: alcuni CCNL (in particolare bancari e dirigenti) hanno meccanismi di rivalutazione aggiuntiva. Verifica sul tuo CCNL prima di considerare "anomalo" il dato in busta paga.
La rivalutazione si calcola pro rata temporis. Se cessi il rapporto il 30 giugno 2026, sul fondo TFR al 31/12/2025 si applica la rivalutazione completa per i 12 mesi (1,5% + 75% inflazione 2025) limitatamente ai 6 mesi trascorsi nell'anno (50% del coefficiente annuale). Il datore calcola l'importo finale con il coefficiente di rivalutazione mensile pubblicato dall'ISTAT, che riflette l'inflazione cumulata fino al mese di cessazione.
L'ISTAT pubblica ogni mese una tabella con il coefficiente di rivalutazione TFR, riferito alla scadenza di ciascun mese (es. 31 gennaio, 28 febbraio, 31 marzo, ecc.). Si trova sul sito istat.it nella sezione "Indici dei prezzi → Rivalutazione TFR". Il valore mensile è quello che il datore deve usare per liquidare il TFR a chi cessa il rapporto a una data diversa dal 31 dicembre.
No. La rivalutazione è soggetta a imposta sostitutiva del 17% e non concorre alla formazione del reddito complessivo IRPEF. Né l'imposta sostitutiva entra nel conguaglio annuale del CUD/CU. Il TFR è quindi tassato in due momenti distinti: la rivalutazione anno per anno con il 17% sostitutivo, e il capitale finale alla cessazione con la tassazione separata (aliquota media dei 5 anni precedenti).
Manuale operativo per leggere il prospetto TFR, calcolare le rivalutazioni anno per anno, scegliere tra azienda e fondo pensione.
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