Congedo Parentale 2026: Guida Dettagliata – Durata, Retribuzione al 30% e 80%, Domanda

Aggiornato: 07 September 2026 5 min di lettura

Punti Chiave di Questa Guida

  • Madre: massimo 6 mesi; padre: 6, elevabili a 7 — totale di coppia 10 mesi, elevabili a 11
  • Retribuzione: 3 mesi al 30% per ciascun genitore (entro 14 anni del figlio)
  • Fino a 3 mesi totali all’80% per la coppia entro i 6 anni, secondo i requisiti di decorrenza
  • Fruibile anche a ore secondo il contratto; senza disciplina specifica, a mezze giornate
  • Domanda INPS per il settore privato; alla propria amministrazione per il pubblico

Durata del Congedo Parentale

Il congedo parentale spetta a entrambi i genitori lavoratori dipendenti. La madre ha diritto a un massimo di 6 mesi; il padre a 6 mesi, elevabili a 7 se si astiene per almeno 3 mesi, anche frazionati. Il limite complessivo tra i due è di 10 mesi, che diventano 11 se il padre fruisce di almeno 3 mesi, anche frazionati (incentivo alla partecipazione paterna). Il congedo è fruibile fino ai 14 anni di età del bambino.

PeriodoRetribuzioneLimite Età Figlio
Fino a 3 mesi totali (coppia), con i requisiti per la maggiorazione80%6 anni
Altri mesi indennizzabili, entro il totale di 9 e le quote individuali30%14 anni
Mesi restanti (fino a 10/11)30% (se reddito basso) / 0%14 anni

Come Fare Domanda

Per i dipendenti privati la domanda si presenta all'INPS telematicamente (sito INPS, patronato o Contact Center). Serve indicare il periodo richiesto e la modalità (giornaliera o oraria). Il preavviso al datore segue il contratto collettivo: salvo oggettiva impossibilità, almeno 5 giorni per la fruizione giornaliera; 2 giorni per quella oraria. Il datore non può rifiutare il congedo parentale.

Novità 2026: Malattia del Figlio Fino a 14 Anni

La Legge di Bilancio 2026 ha raddoppiato i permessi per malattia del figlio: da 5 a 10 giorni annui per ciascun genitore, da utilizzare alternativamente per i figli tra 3 e 14 anni, e ha esteso l'età del figlio da 8 a 14 anni. Serve il certificato medico del pediatra. Questi permessi non sono retribuiti (salvo migliori previsioni del CCNL) ma sono coperti da contribuzione figurativa.

Congedo al 30%: quanti mesi e fino a che età?

Dal 2026, per i lavoratori dipendenti, il limite è il compimento dei 14 anni: riguarda sia la possibilità di assentarsi sia la fruizione dei periodi indennizzabili. Avere un figlio di otto anni, quindi, non esclude di per sé il pagamento al 30%. Occorre però avere ancora congedo disponibile: la nuova età massima non restituisce i mesi già consumati.

Per capire il residuo separa il diritto all’assenza dal diritto all’indennità. Dei nove mesi indennizzabili, tre sono riservati alla madre, tre al padre e altri tre si possono dividere tra loro. La quota individuale non usata da un genitore non passa all’altro. Se hai già preso sei mesi, non puoi considerare automaticamente disponibili per te tutti i mesi che mancano al limite della coppia: vanno controllati il tuo limite personale e le quote utilizzate dall’altro genitore.

Oltre i nove mesi, l’eventuale indennità al 30% richiede un reddito individuale inferiore a 2,5 volte il trattamento minimo di pensione. Non è una soglia ISEE familiare. Per valutare questo caso chiedi al patronato di controllare il reddito rilevante e il parametro dell’anno di fruizione, senza confrontare direttamente la soglia con il netto dell’ultima busta paga.

Tre mesi all’80% nel 2026: a chi spettano?

Il solo fatto di chiedere il congedo nel 2026 non dà automaticamente diritto a tre mesi maggiorati. Conta anche quando è terminato il congedo di maternità o paternità del genitore dipendente. Lo schema della circolare INPS 95/2025 distingue queste situazioni:

Fine del congedo di maternità o paternitàMassimo all’80% per la coppia
Successiva al 31 dicembre 2022Un mese
Successiva al 31 dicembre 2023Due mesi
Successiva al 31 dicembre 2024Tre mesi

Le soglie successive comprendono il beneficio precedente: non si sommano tra loro. Resta necessario utilizzare la maggiorazione entro i sei anni del bambino e avere quote disponibili. Per nascite, adozioni e affidamenti dal 2025, INPS riconosce il massimo di tre mesi anche a prescindere dalla fruizione della maternità o paternità, purché esista un rapporto dipendente quando si usa il parentale.

L’80% riguarda l’indennità calcolata sulla retribuzione di riferimento: non promette di conservare la stessa percentuale del netto normalmente accreditato. Per programmare il bilancio familiare chiedi all’ufficio paghe un prospetto del mese interessato, distinguendo giorni lavorati, giorni di congedo e trattamento eventualmente integrato dal contratto.

Fruizione a giorni o a ore: cosa controllare

L’indennità maggiorata si può usare anche a giorni o a ore. Il frazionamento non crea un nuovo pacchetto di mesi. Nel congedo continuativo rientrano anche i festivi; nel frazionamento giornaliero è rilevante l’effettiva ripresa del lavoro tra i periodi. Per esempio, chiedere dal lunedì al venerdì e ricominciare il congedo il lunedì successivo, senza ripresa lavorativa, non esclude automaticamente sabato e domenica dal conteggio.

Per le ore, controlla prima il CCNL e l’eventuale accordo aziendale: stabiliscono il modo di convertire ore in giornate. Senza quella disciplina si applica la mezza giornata prevista dalla legge. Prima di inviare la richiesta, fai confrontare il calendario delle assenze con il residuo registrato: evita di tradurre autonomamente i mesi in un numero fisso di giornate lavorative.

Domanda e controllo del residuo

Prepara i dati del figlio, il calendario richiesto, i periodi già fruiti da entrambi i genitori e le date di fine maternità o paternità. Per il settore privato, la domanda INPS va presentata prima dell’inizio dell’assenza; una domanda tardiva espone alla perdita dell’indennità per i giorni precedenti. Conserva ricevuta e comunicazione al datore e controlla che le date coincidano.

Nel pubblico impiego la richiesta e il trattamento economico sono gestiti dalla propria amministrazione. Se devi inviare documenti alla ragioneria o al personale, usa la modulistica del tuo ente e chiedi il riepilogo delle assenze già contabilizzate. Per confrontare il residuo, porta sia i periodi giornalieri sia quelli orari: il solo elenco delle domande non basta a capire quali assenze siano state effettivamente utilizzate.

Consigli

Pianifica il congedo in anticipo, specialmente se entrambi i genitori intendono fruirne. Verifica quanti mesi all’80% ti spettano e quanti ne avete già utilizzati prima di pianificare nuove assenze. La fruizione oraria è ideale per un rientro graduale. Verifica il cumulo con il congedo di maternità/paternità e con i permessi di allattamento per ottimizzare la copertura.

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Domande Frequenti

Sono indennizzabili fino a 9 mesi complessivi, con quote individuali e condivise. Fino a 3 mesi per la coppia possono essere pagati all’80% entro i 6 anni, se ricorrono i requisiti indicati sotto; gli altri sono al 30%. I mesi oltre il 9° non sono retribuiti, salvo redditi molto bassi.

Sì, secondo le modalità del contratto collettivo; in assenza di disciplina specifica si utilizza metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga precedente. Il preavviso è di 2 giorni. La compatibilità dipende dal permesso: i riposi per allattamento sono incompatibili, mentre i permessi orari della legge 104 per assistenza ai familiari sono cumulabili.

La normativa prevede in totale 10 mesi tra entrambi i genitori nei primi 14 anni di vita del figlio, elevabili a 11 mesi se il padre ne fruisce per almeno 3 mesi, anche frazionati. Il singolo genitore può prendere al massimo 6 mesi (madre o padre), che diventano 7 mesi per il padre che ne fruisce per almeno 3 mesi. Per le famiglie monoparentali (un solo genitore) il limite individuale sale a 11 mesi.

Sono al massimo 3 mesi per la coppia, non 3 per ciascuno. Possono essere utilizzati da un solo genitore o ripartiti tra entrambi, nei limiti delle rispettive quote non trasferibili e dei requisiti di decorrenza. La legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha portato a tre i mesi potenzialmente maggiorati. Non sono mesi aggiuntivi e non si rinnovano ogni anno.

No, l'indennità INPS già percepita per il periodo effettivamente fruito non va restituita. Puoi interrompere il congedo in qualsiasi momento rientrando al lavoro e — se hai ancora mesi disponibili nei limiti — potrai riprenderli successivamente fino al 14° anno del figlio. La domanda INPS va aggiornata per ogni periodo nuovo, ma non c'è penalità.

Sì, il congedo parentale spetta anche per figli adottati o in affidamento, con regole quasi identiche a quelle dei figli biologici. Il termine entro cui fruirlo è di 14 anni dall’ingresso del minore in famiglia, senza superare la maggiore età. Restano i limiti complessivi di 10-11 mesi; l’80% richiede le condizioni previste e la fruizione entro 6 anni dall’ingresso. Per i minori con disabilità grave esistono tutele specifiche, tra cui il prolungamento del congedo parentale, distinto dal congedo straordinario.

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Disclaimer

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità puramente informative e divulgative. Non costituiscono consulenza legale, fiscale o professionale. Per situazioni specifiche si consiglia di rivolgersi a un consulente del lavoro, un commercialista o un avvocato specializzato in diritto del lavoro. Nonostante il massimo impegno nell'aggiornamento dei contenuti, le normative possono variare: verifica sempre le fonti ufficiali (INPS, Agenzia delle Entrate, Gazzetta Ufficiale).